“Cari ragazzi….” la lettera di un prof. per questi giorni di noia

Il nostro Stefano Manici, insegnante di storia e filosofia alla Scuola Secondaria e al Liceo, in occasione della chiusura delle scuole di questi giorni, ha scritto una lettera per gli studenti:

“Cari studenti, appena appreso del rinvio di un’altra settimana per la riapertura scolastica ci siete venuti in mente, istintivamente.

Forse non ci crederete, ci mancate.

In questo clima così inusuale, dove ognuno può rappresentare un nemico e nel quale si è creato una sorta di corto circuito comunicativo, ciò che forse manca di più è proprio la scuola.

Ci siamo chiesti perché e la risposta più semplice è questa: la scuola è un’invenzione straordinaria per stare insieme, per confrontarsi, anche soltanto per parlare insieme, è il luogo della socializzazione più alta, un tempo sospeso nel quale vivere esperienze.

Chi ha inventato questo posto deve aver pensato a questo: ideare un luogo di confronto, di scambio, di crescita, dare uno spazio alle cose più belle che gli uomini possono pensare e fare.

Ci manca poter condividere il sapere, ecco cosa ci manca di più.

È il sapere che speriamo di poter condividere con voi e soprattutto di poter costruire con voi, perché il sapere non è una mera trasmissione dall’alto verso il basso, ma è una costruzione condivisa. Ci sentiamo di affermare che ogni docente impara dai propri studenti allo stesso modo in cui gli stessi studenti apprendono nozioni da un insegnante.

Ogni singolo giorno, ogni singolo istante anche noi insegnanti apprendiamo qualcosa da voi, dai vostri sorrisi, dai vostri gesti, dalle vostre idee, dai vostri corpi.

Il filosofo Socrate affermava di sapere di non sapere, perché per ragionare con gli altri occorre sapere di essere ignoranti e di voler aspirare al sapere e alla verità.

Il vero sapere non è una forma di arroganza e di superiorità, il sapere è qualcosa che si forma nella relazione e nella condivisione.

Ecco perché la scuola rappresenta un luogo straordinario, un’occasione unica. Dovremmo ricordarcelo sempre, anche nei momenti in cui può prevalere la noia o la stanchezza, proprio questi giorni di chiusura forzata mostrano infatti che uno dei luoghi più significativi che riempie le nostre esistenze è la scuola.

Certo, direte, ci sono gli impegni, lo studio, le verifiche, le interrogazioni, ma vi preghiamo di pensare a tutto ciò che vi manca di più in questi giorni. Forse scoprirete e vi sorprenderete che vi mancano anche i sorrisi di alcuni compagni, le battute, gli scambi con i professori, perfino le lezioni.

È normale: questa assenza, questa nostalgia che ci riempie, si chiama scuola.”